sanpei
12-11-2019, 21:16
Sentite cosa scrive Michele Serra, cose che noi affermiamo da anni ma lui è molto più bravo di me a focalizzare.
"L'allarme climatico è una cosa troppo seria e importante perché lo si lasci degradare ad allarmismo. Buona parte dell'informazione meteo, con poche e lodevoli eccezioni, è appaltata a siti che annunciano la catastrofe già domattina, esagerando tono e volume come se monitorare lampi e tuoni li autorizzasse a essere tonanti e lampeggianti.
Si annuncia la Siberia se cade un fiocco di neve, il Sahel se non piove da due giorni.
La glaciazione se l'inverno, come è suo diritto, tocca il sottozero, la morte per disidratazione di nonni e neonati se il termometro supera i trenta gradi.
Il fenomeno, annoso e già lungamente segnalato in questa piccola rubrica (che ha anche una sua umile vocazione naturalistica) si è molto aggravato da quando "clima" è diventata una parola molto di moda. Un prodotto che "tira". Spararla grossa, possibilmente più grossa della concorrenza, è diventata una strategia di mercato per strappare qualche clic in più. Se l'effetto è ansiogeno, meglio. Il meteo "de paura", al botteghino, va decisamente a ruba.
Si tratterebbe, però, di fare informazione su basi scientifiche. Le isobare, i venti, i cumulonembi, i cirri, le correnti oceaniche sono fattori maestosi della vita sulla Terra, compresa la nostra. Come sarebbe bello parlarne con rispetto e dunque con un normale tono di voce, non strabuzzando gli occhi e sgranando le tonsille. Il rischio è che se gridare "al lupo, al lupo!" diventa un giochino quotidiano, un trucco da imbonitori, quando il lupo arriverà davvero nessuno sarà preparato a riceverlo."
"L'allarme climatico è una cosa troppo seria e importante perché lo si lasci degradare ad allarmismo. Buona parte dell'informazione meteo, con poche e lodevoli eccezioni, è appaltata a siti che annunciano la catastrofe già domattina, esagerando tono e volume come se monitorare lampi e tuoni li autorizzasse a essere tonanti e lampeggianti.
Si annuncia la Siberia se cade un fiocco di neve, il Sahel se non piove da due giorni.
La glaciazione se l'inverno, come è suo diritto, tocca il sottozero, la morte per disidratazione di nonni e neonati se il termometro supera i trenta gradi.
Il fenomeno, annoso e già lungamente segnalato in questa piccola rubrica (che ha anche una sua umile vocazione naturalistica) si è molto aggravato da quando "clima" è diventata una parola molto di moda. Un prodotto che "tira". Spararla grossa, possibilmente più grossa della concorrenza, è diventata una strategia di mercato per strappare qualche clic in più. Se l'effetto è ansiogeno, meglio. Il meteo "de paura", al botteghino, va decisamente a ruba.
Si tratterebbe, però, di fare informazione su basi scientifiche. Le isobare, i venti, i cumulonembi, i cirri, le correnti oceaniche sono fattori maestosi della vita sulla Terra, compresa la nostra. Come sarebbe bello parlarne con rispetto e dunque con un normale tono di voce, non strabuzzando gli occhi e sgranando le tonsille. Il rischio è che se gridare "al lupo, al lupo!" diventa un giochino quotidiano, un trucco da imbonitori, quando il lupo arriverà davvero nessuno sarà preparato a riceverlo."